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Natale: festa della dignità dell'uomo |
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Scritto da don Mario Cascone
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Martedì 21 Dicembre 2010 17:48 |
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Ci sono due modi per dimostrare il proprio amore alla persona amata. Il primo consiste nel fare dei doni, l’altro nel donare se stessi. Dio ci ha amato nella prima maniera quando ha creato il mondo, che è tutto quanto un suo dono: il sole, le stelle, i fiori, l’aria, l’acqua manifestano il suo grande amore per noi. Ma l’amore più grande Dio ce l’ha manifestato nell’Incarnazione del suo unigenito Figlio e nella sua Passione. Il teologo H.U. von Balthasar afferma che nell’Antico Testamento Dio ci ha dimostrato quello che ha fatto per noi, nel Nuovo Testamento quello che si è fatto per noi: si è fatto uomo, è diventato uno di noi, si è unito a ciascuno di noi, ha assunto la nostra umanità
per darci in cambio la sua divinità. Contemplando questo stupendo mistero la beata Angela da Foligno esclamava: “O amore al di sopra del quale non c’è amore maggiore: il mio Dio si è fatto carne per farmi Dio! O amore sviscerato: hai disfatto te per fare me!”. Era questo l’admirabile commercium di cui parlavano i Padri della Chiesa. Effettivamente l’incarnazione del Verbo è un abbassamento di Dio verso di noi avente lo scopo di provocare il nostro innalzamento a Lui: il Figlio di Dio si fa figlio dell’uomo perché tutti i figli degli uomini possano diventare figli di Dio. E non c’è dignità più grande per l’uomo che quella di essere figlio di Dio! In una celebre omelia sul Natale S. Leone magno diceva: “Riconosci, cristiano, la tua dignità!”. Il Natale è la festa che celebra la dignità della persona umana, perché se perfino Dio ha scelto di farsi uomo, è veramente una gran cosa essere uomini. Questo ci impone di affermare che in ogni uomo è presente Dio stesso; chi tocca l’uomo, tocca Dio; chi lo offende, reca offesa a Dio stesso. In una cultura che spesso svaluta l’uomo e lo riduce a ben poca cosa, in un contesto nel quale talora l’animale viene stimato più della persona, in un’economia nella quale l’uomo stesso è ridotto a meccanismo dell’ingranaggio dei profitti, proclamare questa insopprimibile dignità dell’uomo è fondamentale. Guardando al Dio che si fa uomo noi siamo chiamati a guardare all’uomo chiamato a “divinizzarsi”, a partecipare alla stessa gloria di Dio nella comunione eterna con Lui. Su questa base si fonda ogni autentica promozione umana. Augurarsi Buon Natale equivale perciò ad augurarci reciprocamente di riconoscere la bellezza di essere uomini e l’altissima vocazione alla quale siamo chiamati da Dio. È questo il messaggio di un insuperabile testo del Concilio Vaticano II, in cui si afferma che “solamente nel mistero del Verbo Incarnato trova piena luce il mistero dell’uomo… Cristo infatti svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (Gaudium et spes n.22).
don Mario Cascone
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