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E' analiticamente interessante pesare le parole dell' Ass. La Terra in risposta all'appello lanciato da SOS Impresa circa la presenza di infiltrazioni mafiose all'interno della filiera agroalimentare di Vittoria.
Presumo che dove ci sono poteri economici ci sia mafia, cioè illecito - la mia è un'opinione ed in quanto tale confutabile, dunque falsa nella sua possibilità, ma non è stata dimostrata nemmeno la verginità di un sistema di produzione - appunto quello del Mercato Ortofrutticolo - alieno dall'azione della mafia.
Dunque è tutto possibile!
Ma dall'analisi semantica della disquisizione dell' Ass.La Terra è possibile scorgervi il germe di un atteggiamento psicologico che tende alla acquiescenza ed alla saturazione piuttosto che al cambiamento e dunque alla sovversione dell'ordine delle cose. In che modo!!
Il rigetto delle dichiarazioni di Busà - presidente nazionale dell'Associazione SOS Impresa che tutela la libera iniziativa imprenditoriale dagli attacchi della mafia(basta questo per farcela amare od odiare, dipende dai punti di vista!!) - danno l'implicito sentore che l'attività interna a Fanello vada sempre strenuamente difesa, resa immobile o immutabile, contro quelle parole che viceversa, anche se non comprovate, si pongono come elemento di frattura, di denuncia verso lo status quo.
Dire che il pomodoro di Vittoria è mafioso è certamente gravissimo nonché deleterio per la nostra agricoltura e per i nostri produttori o aggiungerei meglio, per i nostri commissionari.
Bé tale espressione è da sé comprensibile. Se si allude all'illecito all'interno della filiera, tale asserzione si rivela perturbante per chi questo illecito lo protrae o bonifica.
Ma il punto interessante concerne quando l'Assessore riconosce da una parte, la possibilità che all'interno di Fanello alligni il male mafiogeno, riflettendo dunque un pensiero relativista sull'ombra della criminalità, mentre subito dopo il pensiero diviene dogmatico nell'asserzione che porta a rifiutare con certezza l'esistenza che "un sistema mafioso governi produzione, trasformazione e commercializzazione".
Qui l'ordine del discorso appare dissociato, divergente e caotico.
Quando l'Assessore chiede che venga precisata la posizione di SOS Impresa nelle sue dichiarazioni, anche io chiedo lo stesso.
Come fa l'Assessore ad essere certo che la mafia non controlli produzione, trasformazione e commercializzazione? Cosa gli suggerisce una tale verità? Come mai tanta certezza? Ha delle prove a favore?
O assegna una posizione assolutista alle sue parole perché la magistratura non ha ancora ricercato il dolo, dimostrandolo; non lo ha nemmeno non dimostrato.
Signor Assessore, le sue dichiarazioni sono in linea di continuità con quelle che lei rigetta di Lino Busà, ma forse nemmeno se ne è accorto.
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