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La scena politica e sindacale iblea di questa estate è stata caratterizzata da un'ulteriore perdita di posti di lavoro
(oltre 400 solo nella scuola ), dalla mancata apertura dell'aeroporto di Comiso e dell'adozione del piano paesistico della provincia di Ragusa da parte della Regione avvenuta il 10 agosto. La procedura seguita ha di fatto espropriato gli EE. LL., le forze sociali e produttive delle loro prerogative. Nessun confronto, nessun “ esame “ della proposta del piano, a parte alcune timide iniziative dell'Amministrazione Provinciale, della Camera di Commercio e le successive impugnative da parte di qualche Sindaco. La CGIL ha da sempre difeso la necessità che il territorio, il paesaggio, i beni ambientali, naturalistici, archeologici e monumentali fossero tutelati e sottratti allo scempio umano, ma ha posto l'esigenza che tutto ciò avvenisse in un contesto in cui le vocazioni produttive legate allo sviluppo e all''occupazione fossero salvaguardate. Insomma siamo per lo sviluppo sostenibile dove la sostenibilità può e deve essere coniugata col rispetto dell'esistente. Tutto ciò non è avvenuto e la scelta della Regione operata a Ragusa e soltanto in altre due province della Sicilia (Caltanissetta e Messina) appare sospetta e penalizzante: la classica foglia di fico per accreditarsi con l'ambientalismo di cui noi abbiamo, invece, grande rispetto. Non sfugge più a nessuno la preoccupazione e la rabbia di importanti settori del nostro tessuto produttivo che va dalla zootecnia, all'agroindustria, all'artigianato, all'attività estrattive, alle energie alternative, agli impianti turistici e alberghieri con i relativi indotti che vedono nel piano paesistico appena adottato uno strumento che pregiudica o comunque arresterà la nostra crescita e il nostro sviluppo. Quale sviluppo, quale rilancio della nostra economia potrà esserci se i settori trainanti saranno ingessati o addirittura bloccati? L'Enimed con il blocco del pozzo Tresauro è già la prima vittima. E quanti saranno gli occupati e disoccupati a cui non sarà più garantita la possibilità di lavorare ? E poi. Perché si è voluto sottrarre il piano alla concertazione con il territorio ? Perché non si è voluto seguire lo stesso iter del “ Parco degli Iblei “ ?. Pertanto bisogna: a) sospendere l'adozione del piano paesistico da parte della Regione: le impugnative di alcuni sindaci non bastano: avremmo un piano a macchia di leopardo; inoltre non è stata effettuata la perimetrazione delle aree urbane per le quali non è prevista la norma di inclusione nei piani; b) riprendere il dialogo col nuovo sovrintendente, dott. Alessandro Ferrara, per verificare la compatibilità della bozza di piano con le necessità del territorio e del nostro patrimonio. Ma la vicenda del piano paesistico va inserita in un contesto più generale: dobbiamo rilanciare il nostro “ Patto per lo sviluppo Ibleo “ declinandolo a patto per la produttività e l'occupazione che passa attraverso la realizzazione delle infrastrutture, il sostegno alle imprese con una nuova politica del credito e strumenti di pianificazione territoriale chiari e definiti. In questo scenario il piano paesistico potrà diventare un'occasione di crescita e non uno strumento di mummificazione dell'esistente. Occorre però che istituzioni, rappresentanze sociali e datoriali parlino una sola lingua. Le doppie verità sull'aeroporto di Comiso, i silenzi sull'ampliamento del porto di Pozzallo e sul mancato appalto dei lotti 6-7-8 dell'autostrada Rosolini - Modica, l'assenza di un piano industriale causata dalla lunga paralisi dell'Asi, lo sblocco dei fondi ex Insicem, le prospettive dell'Università, vanno ricondotte sull'alveo delle prospettive dello sviluppo e dell'occupazione e sottratte alle logiche delle spartizioni partitocratiche. Ecco perché durante l'estate tutte le rappresentanze sociali e datoriali hanno avanzato al Presidente della Provincia la richiesta dell'istituzione del tavolo che, per la prima volta, non definisco tecnico ma dovrà essere istituzionale e politico. Il Presidente Antoci ci ha comunicato la sua disponibilità, aspettiamo però la convocazione.
Giovanni Avola
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