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Mondo NON PROFIT
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Scritto da LEGAMBIENTE VALLE DELL’IPPARI - VITTORIA
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Venerdì 29 Aprile 2011 09:40 |
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Un progetto di campo da golf all’interno della Riserva del Pino d’Aleppo è stato da poco presentato alla provincia di Ragusa (ente gestore) e minaccia l’integrità del nostro ambiente e paesaggio, già notevolmente compromesso da altri insediamenti ricreativi e turistico-alberghieri, quali Kastalia e
Donnafugata resort. Il progetto insiste sulla zona di preriserva, nonchè zona S.I.C. e zona rossa del Piano Paesaggistico. Ma come è possibile prevedere la realizzazione di un campo da golf in una zona così vincolata? Quanto è compatibile un uso speculativo di questo genere col suo specifico impatto sulla flora e la fauna? Il campo da golf da poco realizzato nel territorio di Ragusa dimostra la radicale trasformazione del paesaggio, impoverendo la biodiversità e incidendo sulle risorse idriche e naturali presenti. È questo il paesaggio ibleo che si intende proteggere e promuovere? Il Piano Paesaggistico per questa zona prevede la tutela delle emergenze biologiche e la conservazione del patrimonio ambientale. Siamo quindi molto scettici sulla possibilità di vedere in un campo da golf da 50 ettari circa, un’occasione di rinaturazione o un progetto di restauro ambientale compatibile con gli obiettivi del Piano. Al di la di flora e fauna, anche il suolo e le falde acquifere, i dislivelli e i torrenti, le emergenze archeologiche e i casali rurali compongono il paesaggio e devono essere tutelati dal Piano. La zona, come Riserva e come S.I.C. manca tutt’oggi dei piani di gestione e dei piani di utilizzo, necessari a disciplinare l’uso del suolo e salvaguardare l’ambiente protetto. Approvare tali progetti senza i suddetti piani, che attendiamo ormai da due decenni, vuol dire concedere in mano a privati, con fini speculativi, aree di interesse pubblico, destinate come prescritto dal regolamento della Riserva “ad usi prevalentemente agricoli e per la protezione ambientale e paesaggistica”. Le opere necessarie alla sua realizzazione vanno chiaramente contro il regolamento della riserva che vieta modifiche alle formazioni vegetali. Sarebbero molto più coerenti agriturismi e strutture turistiche puntuali diffuse su un contesto agricolo, più che insediamenti così estesi e impattanti. Ci aspettiamo che le istituzioni facciano il loro dovere, prima di tutto, provvedendo a pianificare e guidare le occasioni di sviluppo sul proprio territorio, senza abbandonarlo alle speculazioni di privati, e in secondo luogo a salvaguardare seriamente il nostro paesaggio non solo sulla carta ma anche nella realtà.
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