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Abbiamo appreso con piacere della visita che il neo Assessore regionale all’agricoltura Elio D’Antrassi ha fatto ieri nella nostra Provincia. Riteniamo che sia un debole ma chiaro segnale che la Regione guarda alla nostra agricoltura come un’attività non marginale, vista la sua dinamicità
e il volume d’affari che riesce a generare e, non per ultimo, la ricaduta occupazionale che questa attività, e quelle ad essa connesse, hanno sul territorio. Per la verità di visite da parte di Assessori di turno ne abbiamo sempre ricevute, ma di aiuti concreti a questo settore in crisi cronica, per dare una svolta, o anche solo per accennarla, ne abbiamo sempre visti ben pochi! Di fatto abbiamo ricevuto solo grandi promesse di attenzioni al nostro territorio e alla nostra agricoltura, sempre definita esempio di operosità ed ingegno di un popolo laborioso, sempre vantata ed encomiata per la qualità delle produzioni ottenute. Ma, mai nessun politico ha tracciato, anche solo un abbozzo di idea che potesse far intravedere una soluzione agli annosi problemi da cui è afflitta, se non misure temporanee che hanno più il sapore di palliativi che di soluzioni reali. Ecco quindi che anche la visita dell’assessore D’Antrassi viene più percepita come una visita “istituzionale” che “operativa”, tant’è che include il solito tour, ormai per la verità vetusto, al Mercato ortofrutticolo ed in qualche azienda conosciuta. Di recente, il tour si è alleggerito della tappa fissa alla Cooperativa Rinascita, forse per via delle cattive acque in cui naviga e che recentemente hanno portato anche al licenziamento di un certo numero di dipendenti, o forse perché, in qualche modo, si cerca di nascondere la realtà: cioè che la Coop. Rinascita rappresenta l’emblema della crisi che attanaglia la nostra agricoltura e le piccole aziende agricole! Ed allora ci chiediamo se non sarebbe forse più saggio (dal punto di vista politico e strategico) articolare le visite istituzionali in due momenti, il primo alle strutture “innovative”, al passo coi tempi, che cercano di ricavare opportunità dalla crisi ed il secondo, invece, alla visita ai “luoghi della memoria”, come monito a quello che significa abbandonare l’agricoltura a se stessa. A pochi mesi dalla prossima competizione elettorale, che vedrà la nostra città nuovamente impegnata ad eleggere il Sindaco che ci guiderà per i prossimi cinque anni, ecco che il dibattito politico si accende e rispuntano anche quelle anime che si erano assopite. Riteniamo pregevole la partecipazione attiva delle varie forze politiche e della cittadinanza alla vita amministrativa della città anche con contributi di idee e ci fa, inoltre, piacere notare come alcune delle nostre idee espresse qualche tempo fa, soprattutto sui temi dell’agricoltura, siano state condivise anche da altre forze politiche, tra cui l’UDC cittadino, che condivide la nostra idea su come dovrebbe essere concepito o riorganizzato funzionalmente il Mercato ortofrutticolo di Fanello. Ad avvalorare questa tesi una recente presentazione tenuta alla Fiera della Meccanizzazione Agricola di Bologna, ha mostrato che il 14% delle aziende agricole italiane (circa 120.000 aziende) produce oltre il 60% della produzione agroalimentare italiana! Questo significa che gli sforzi e la ricerca delle aziende che operano nel comparto agricolo sono rivolte a soddisfare le esigenze di quel 14% e che nei prossimi 5 anni le aziende di medie e piccole dimensioni (che rappresentano circa il 46% del totale) potrebbero cessare l’attività, mentre, la rimanente parte potrebbe riallocarsi nella fascia alta, grazie a meccanismi associativi di vario genere. Partendo da questi dati è chiaro, e lo ripetiamo con forza ancora una volta, che tutte le attività agricole dalla produzione alla commercializzazione debbano essere ripensate e riviste, abbandonando i vecchi sistemi o comunque dando maggiore impulso a quelli nuovi. In particolare, bisogna investire in tecnologia per aumentare le produzioni in volume e, contestualmente, abbassare i costi fissi. Bisogna, altresì, ripensare la commercializzazione e la funzione del mercato ortofrutticolo alla luce dei nuovi sistemi distributivi, investire in efficienza anche nei trasporti accelerando tutte le procedure per migliorare la viabilità di collegamento con la rete autostradale. In poche parole, l’agricoltura deve “svecchiarsi”, deve darsi un’immagine nuova anche nella sostanza! Per fare ciò è necessario che la politica vera, onesta, quella del saper fare, laboriosa, dia il suo apporto aprendo un dialogo privilegiato, efficiente, con gli interlocutori istituzionali affinché le belle parole ed i buoni propositi si concretizzino in azioni reali ed efficaci. Ci piacerebbe che la politica tutta uscisse finalmente fuori dagli schemi in cui è ingabbiata e che, con uno scatto d’orgoglio trattasse i problemi dell’agricoltura non come una bandiera di questo o di quell’altro gruppo politico, ma una battaglia vera del territorio verso un comparto che legittimamente vuole affermare il proprio diritto e la propria voglia di continuare ad essere pilastro portante dell’economia di un comprensorio. Di recente abbiamo appreso che le grandi aziende fuggono dalla Sicilia perché manca una strategia di governance improntata su criteri di responsabilità sociale e di sviluppo ecosostenibile. Mancano investimenti idonei che possano rendere la nostra Sicilia appetibile. L’Italia a due velocità purtroppo continua a dividere il Paese, pur tuttavia, non possiamo pretendere di poter competere con le regioni del Nord se prima non si ristabilisce il divario strutturale. Siamo contrari a finanziamenti a pioggia, ma la politica ha il dovere di creare le condizioni ideali per poter dare maggiore competitività alle nostre imprese, a partire dalle infrastrutture, indispensabili per poter avviare un processo di sviluppo per il nostro territorio. Solo in questo modo potremmo affrontare le nuove sfide che il mondo globale propone.
Vittoria 23 novembre 2010 Vincenzo Zangari Adriana Lo Monaco Ferma Mario Nello Dieli
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