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Abbiamo letto con interesse la notizia con cui il consigliere provinciale Mustile afferma che circa il 60% degli agrofarmaci venduti in Sicilia vengono impiegati nella provincia di Ragusa, ipotizzandone l’impiego nella stessa provincia e sollevando preoccupazioni circa l’inquinamento ambientale
che questi possono produrre. Inoltre, Mustile afferma che nessuno studio è mai stato condotto per verificare un inquinamento delle falde acquifere superficiali e profonde né lo stato di salubrità di frutta e ortaggi prodotti nel nostro territorio. Ci sembrano dichiarazioni alquanto preoccupanti che non solo non condividiamo ma che intendiamo puntualizzare e chiarire per evitare ingiustificati allarmismi e per scongiurare inutili, insensati e delittuosi attacchi alla nostra ortofrutta e ai nostri agricoltori che non crediamo sia nell’intento del consigliere, tutt’altro. L’analisi non tiene conto del fatto che in provincia di Ragusa ci sono diversi grossisti che acquistano agro farmaci per poi rivenderli in altre province tra cui Siracusa, Catania, Caltanissetta e Agrigento; in tal modo la quantità di sostanze attive impiegate nel nostro comprensorio si riduce notevolmente. Inoltre, egli sostiene che non è mai stata verificata la presenza di residui nelle acque di falda, lanciando il sospetto che l’acqua dei nostri acquedotti non è adeguatamente controllata? In ultimo, ma non ultimo, fa delle affermazioni gravissime sulle qualità igienico-sanitarie della nostra ortofrutta che ci sentiamo in dovere di smentire in maniera categorica. È acclarato che l’impiego di agrofarmaci su frutta e verdura è regolato da severissime leggi e autorizzato dal Ministero della Salute che stabilisce su quali colture una certa sostanza attiva può essere impiegata, in quali dosi, quanti giorni prima della raccolta devono essere sospesi i trattamenti e quale residuo è ammesso sul frutto o sulla parte commestibile al momento della raccolta. Le aziende che commercializzano ortofrutta, prima di immettere i prodotti sui banchi di vendita, verificano la rispondenza delle merci alle leggi in vigore, e che, sin dall’inizio della produzione consegnano ai fornitori un “capitolato di fornitura” nel quale sono descritti i requisiti da rispettare per la produzione delle merci. Inoltre, i disciplinari di produzione adottati dalla GDO sono molto chiari e rigorosi in fatto di residui di agrofarmaci e, addirittura, impongono un abbattimento del 70% rispetto al limite massimo stabilito dalla legge. Questo vuol dire che se la legge comunitaria stabilisce che un certo principio attivo può essere ammesso in misura di 1 mg per Kg di prodotto, in media la GDO riduce ad appena 0,3 mg/Kg la quantità ammissibile. Tutto questo garantisce al consumatore finale il consumo di ortofrutta assolutamente salubre e controllata. A questo bisogna aggiungere che ormai da quasi un decennio i nostri produttori agricoli sono sempre più attenti nell’impiego di prodotti chimici per la difesa delle colture e, contrariamente a quanto afferma Mustile, se è vero che non sono mai stati fatti degli studi dalle ASP per monitorare la presenza di detti residui sull’ortofrutta, è anche vero che i prelievi e le analisi a campione effettuati in tutti i mercati ortofrutticoli d’Italia hanno sempre dimostrato l’assoluta salubrità delle nostre merci e il rispetto delle leggi in vigore in materia.
Vittoria 4 gennaio 2011 Vincenzo Zangari Adriana Lo Monaco Mario Ferma Nello Dieli
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