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Quante parole in queste ultime settimane. Come nelle famiglie in cui non si riesce ad andare d’accordo si litiga perché ognuno crede di essere dalla parte della ragione e avere la verità in mano. Parafrasando si potrebbe dire dai nemici mi guardi Dio che dai parenti mi guardo io, ma sarebbe troppo facile; eppure qualche altra parolina ancora bisogna pur dirla per amore, non della
verità, ma delle ragioni di una parte politica a cui mi sento di appartenere. Noi siamo affaristi, poltronisti, erigiamo steccati da abbattere, siamo liberticidi, in cerca di prebende, pendiamo dalle labbra di chissà quale alchimista e vogliamo la morte della sinistra vittoriese. Insomma siamo dei potenti ed abbiamo un cinismo che neanche Rasputin si sognava di avere. Queste sono alcune delle definizioni dei nostri cuginetti, per fermarci solo alle ultime, senza voler andare indietro di qualche mese perché se ne potrebbero dire delle altre ancora più infami. Parole intrise di veleno e di rabbia che mi sento di respingere al mittente. Ci sono in questa vicenda tante tipologie di comportamenti: quelli in buonafede che non conoscono ciò che è veramente accaduto; quelli che ci inzuppano il pane che fanno gli addolorati falsi; ci sono i delusi che non hanno ancora saputo fare i conti con la loro frustrazione; e ci sono gli avvelenati, coloro che da sempre hanno lavorato per ostacolare la costruzione di un movimento di sinistra unitario. Gli uomini sono né buoni né cattivi, diceva E. Fromm, sono in balia delle loro spinte impulsive a seconda se necrofili o biofili, cioè se tendono alla “morte” o alla “vita” ed in questa vicenda la distruttività la sta facendo da padrona. Io ringrazio i compagni di rifondazione comunista che si sono spesi assieme a noi di SEL (se permettete noi di più e non di poco) per raggiungere e superare lo sbarramento, sarebbe un orrore non riconoscere questo dato, ma non posso dire altrettanto per tutto quello che è successo dopo. Speravo in un momento unitario, in una gestione unitaria dell’impegno forte e delle scelte difficili che stavamo accingendoci a fare con l’appoggio a Nicosia e per la ricostruzione del Centro-Sinistra a Vittoria. Ma quando ci siamo accorti che questa idea non apparteneva ai pensieri di alcuni rifondatori che alla prima verifica di tenuta (quella sulla differenziata) non hanno atteso un minuto per scagliare tutta la loro rabbia ed il loro rancore su Garofalo e su tutti gli altri compagni di SEL per poi continuare ad ogni occasione in tutti questi sei mesi lunghi e difficili ad inveire su tutte le scelte fatte, abbiamo preso la nostra decisione. Con rifondazione non c’è mai stato alcun percorso unitario (la lista era solo un accordo politico elettorale e questo lo sanno perfettamente anche loro che ora “babbìano” con le parole) nè ci può essere, almeno per ora, alcun accordo politico. Alzati tu dalla poltrona (che sei stato legittimamente eletto) pezzo di poltronista che mi devo sedere io sulla tua stessa poltrona (che non mi sono conquistato con i voti delle persone) solo perché sono libertario e pluralista, perché voi siete orchi cattivi che vogliano mangiare i bambini. “Non avete rispettato i patti” ci dicono. Ma di quali patti parlate; quando mai abbiamo discusso del mondo di Patty in una delle decine di riunioni che abbiamo fatto prima della campagna elettorale. I patti sono stati consegnati nelle mani degli elettori che hanno scelto tre rappresentati di SEL ed hanno premiato anche l’impegno dei rappresentati di rifondazione che sono arrivati quarto e quinto. Anzi io mi ricordo di riunioni ristrette (in cui sono stato mio malgrado coinvolto dagli avvelenati di rifondazione che volevano che non mi dimettessi dalla Provincia perché altrimenti sarebbe entrato Marco Di Martino, che considero un signore per come si è comportato, che era inviso ai pseudo-dirigenti di questo partito) e di sms allucinanti che pretendevano a tutti i costi la rappresentanza in consiglio, falsando il risultato delle elezioni con una escamotage liberticida, pena il disimpegno immediato. Siamo stati muti, ciechi e sordi in tutti questi mesi, siamo sereni perché abbiamo fatto il massimo delle nostre possibilità alcune volte in momenti di grande difficoltà, per amore della città e perché non si era arrivati a buttare tanto fango. Ora basta.
Pippo Mustile
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